Quando si parla di ESG, per una piccola impresa il primo rischio è pensare che si tratti di qualcosa di distante. Una materia fatta di sigle, report, dati e procedure che sembrano appartenere soprattutto alle grandi aziende.
Poi, però, si guarda con maggiore attenzione a quello che accade ogni giorno dentro l’impresa e la prospettiva cambia.
Ridurre i consumi. Scegliere soluzioni più efficienti. Prestare attenzione alla sicurezza. Costruire rapporti trasparenti con clienti e fornitori. Investire in tecnologie capaci di guardare al futuro.
Molto spesso la sostenibilità è già dentro il modo di lavorare dell’impresa. Quello che manca non è necessariamente un nuovo comportamento da introdurre, ma un metodo capace di riconoscere ciò che esiste, organizzarlo, misurarlo e renderlo comprensibile anche all’esterno.
È proprio questo il passaggio raccontato da Giulio Macchia, che collabora nell’impresa di famiglia, attiva dal 1990 nel settore degli impianti elettrici e di sicurezza, seguendo in particolare gli aspetti gestionali e supportando le aree tecnica, commerciale e strategica.
Quando scopri che la sostenibilità faceva già parte del tuo lavoro
La riflessione di Giulio parte da un elemento molto concreto. L’interesse verso i temi ESG è cresciuto inizialmente anche attraverso le richieste provenienti da clienti e fornitori. Poi, osservando meglio il modo in cui l’azienda lavorava, è emersa una consapevolezza diversa: molti di quei principi erano già presenti nell’attività quotidiana.
Fotovoltaico, mobilità elettrica, wallbox, attenzione all’efficienza, riduzione dei consumi e delle emissioni. A questi elementi si aggiunge una forte attenzione alla sicurezza, sia per la natura stessa degli impianti realizzati sia per la cultura interna dell’impresa.
Il percorso ESG, quindi, non ha significato cambiare improvvisamente identità o inseguire un tema di tendenza. Ha significato dare struttura a qualcosa che già esisteva.
Ed è probabilmente questo uno degli aspetti più interessanti dell’ESG per le piccole imprese: partire dalla realtà dell’azienda, anziché provare a sovrapporle un modello astratto.
Dalle buone pratiche a qualcosa di misurabile
Fare bene le cose è fondamentale. Ma, dal punto di vista dell’impresa, c’è una differenza importante tra fare qualcosa e riuscire anche a dimostrarlo.
Un comportamento responsabile che resta informale è certamente positivo, ma rischia di rimanere invisibile. Quando invece viene analizzato, organizzato e collegato a dati concreti, può diventare parte del patrimonio dell’impresa.
È qui che il percorso raccontato da Giulio Macchia compie un passaggio decisivo.
Con il supporto di Confartigianato Bari-BAT-Brindisi e dei partner dedicati, l’azienda ha potuto fare maggiore chiarezza sul significato dell’ESG, leggere i dati disponibili e trasformare ciò che già faceva in qualcosa di misurabile, tangibile e comunicabile, fino alla redazione di un report ESG.
Non significa aggiungere burocrazia per il solo gusto di produrre un documento. Significa imparare a leggere l’impresa con strumenti diversi e avere una rappresentazione più ordinata del valore che viene già generato.
Ambiente, efficienza e sicurezza diventano parte dello stesso percorso
Nel racconto di Giulio, l’ESG assume valore proprio perché riesce a collegare aspetti che nella gestione quotidiana possono sembrare separati.
Sul fronte ambientale, l’impresa lavora con tecnologie come fotovoltaico e sistemi legati alla mobilità elettrica e sta ragionando sulla riduzione dei propri consumi e delle proprie emissioni anche attraverso l’elettrificazione della flotta aziendale.
Sul fronte sociale, invece, emerge con forza il tema della sicurezza. Non soltanto quella che l’azienda porta ai propri clienti attraverso impianti antintrusione, videosorveglianza e antincendio, ma anche la sicurezza del lavoro e l’attenzione alla prevenzione.
Dentro un percorso ESG questi elementi smettono di essere singole attività e iniziano a raccontare qualcosa di più ampio: il modo in cui l’impresa sceglie di lavorare e di assumersi responsabilità verso clienti, fornitori, collaboratori e territorio.
Ed è qui che una sigla apparentemente complessa comincia a diventare concreta.
Lo Sportello ESG: fare chiarezza prima di tutto
Per una micro o piccola impresa, però, mettere ordine in tutto questo non è automatico.
Chi guida un’azienda deve già occuparsi del proprio mercato, dei clienti, delle persone, degli investimenti e della gestione quotidiana. Aggiungere anche la necessità di interpretare autonomamente temi nuovi e in continua evoluzione rischia di trasformare un’opportunità in un’ulteriore complessità.
È proprio su questo punto che entra il supporto di Confartigianato Bari-BAT-Brindisi.
Lo Sportello ESG è pensato per accompagnare micro e piccole imprese nella lettura della propria sostenibilità, aiutandole a comprendere il punto di partenza, individuare punti di forza e aree di miglioramento, definire priorità e rendere più leggibile all’esterno il percorso intrapreso.
La parola chiave, prima ancora di sostenibilità, diventa quindi chiarezza.
Perché una piccola impresa non ha bisogno di sentirsi dire che deve trasformarsi da un giorno all’altro. Ha bisogno di capire dove si trova, cosa sta già facendo e quali passi possono avere davvero senso per la propria realtà.
Un percorso ESG può rafforzare anche il modo in cui l’impresa sta sul mercato
Una volta resa più strutturata la sostenibilità, il valore non resta confinato all’interno dell’azienda.
Giulio individua infatti tre ambiti in cui il percorso può incidere concretamente.
Il primo riguarda la reputazione. Clienti, fornitori e altre controparti valutano sempre di più anche l’affidabilità e la responsabilità dell’impresa con cui scelgono di lavorare. Essere in grado di raccontare in modo chiaro ciò che si sta facendo rafforza quindi la qualità con cui l’azienda si presenta all’esterno.
Il secondo riguarda l’efficienza. Ridurre sprechi, controllare meglio i consumi e organizzare in modo più consapevole alcuni processi può tradursi in minori costi e maggiore produttività.
Il terzo riguarda la solidità con cui l’impresa affronta opportunità più complesse. Avere dati, un metodo e un percorso strutturato consente di presentarsi con maggiore consapevolezza anche davanti a clienti più esigenti o a bandi che richiedono un livello di organizzazione superiore.
L’ESG, quindi, non genera valore perché aggiunge un’etichetta all’impresa. Lo genera quando aiuta l’azienda a conoscere meglio se stessa e a rendere questa consapevolezza utile nelle relazioni con il mercato.
Il valore che non vedi è spesso quello che non hai ancora misurato
Questa testimonianza porta alla luce un elemento che si collega perfettamente a una delle sfide più importanti per le piccole imprese.
Tante aziende lavorano bene. Investono in sicurezza, efficienza, persone, innovazione e relazioni corrette. Lo fanno magari da anni, perché appartiene naturalmente al loro modo di intendere il lavoro.
Ma se tutto questo resta disperso nella quotidianità, una parte di quel valore continua a non essere visibile.
Misurarlo non significa snaturarlo. Significa riconoscerlo.
Strutturarlo non significa trasformare una piccola impresa in una grande organizzazione. Significa darle strumenti migliori per raccontare ciò che è e comprendere dove può migliorare.
Comunicarlo, infine, non significa costruire una facciata. Significa permettere a clienti, fornitori e interlocutori di vedere in maniera più chiara ciò che prima potevano soltanto intuire.
ESG e futuro: non soltanto obblighi, ma una direzione
Il passaggio finale dell’intervista a Giulio Macchia racchiude probabilmente il significato più importante dell’intero percorso.
L’ESG è un ambito complesso e in continua evoluzione. Per questo avere un partner affidabile al proprio fianco diventa importante non soltanto quando bisogna comprendere un requisito o organizzare un dato.
Il vero valore emerge quando quel supporto aiuta l’imprenditore a guardare più avanti.
Perché sostenibilità, efficienza, sicurezza, reputazione e organizzazione non sono compartimenti separati. Sono elementi che, messi insieme, contribuiscono a definire il tipo di impresa che si vuole costruire negli anni successivi.
È qui che l’ESG smette di essere percepito semplicemente come un tema da affrontare e diventa uno strumento di visione.
E per una piccola impresa questa differenza conta.
Non si tratta di conoscere ogni sigla o diventare specialisti di una materia nuova. Si tratta di poter continuare a fare bene il proprio lavoro, sapendo di avere accanto competenze capaci di trasformare complessità, dati e buone pratiche in una direzione più chiara.
È questo il valore di un sistema che non si limita a proteggere l’impresa nel presente, ma la accompagna anche mentre costruisce il proprio futuro.
Vuoi capire come leggere il livello di sostenibilità della tua impresa e quali aspetti possono essere realmente utili per il tuo percorso? Lo Sportello ESG di Confartigianato Imprese Bari-BAT-Brindisi accompagna micro e piccole imprese con percorsi dedicati, partendo dalla realtà concreta dell’azienda.












